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Perchè le EVIL, mirrorless ad ottiche intercambiabili stentano a decollare?

Le macchine fotografiche senza specchio si stanno diffondendo con difficoltà

Perché il mercato europeo delle mirrorless ad ottiche intercambiabili è così ridotto? Cerchiamo di capirlo parlando delle EVIL, macchine fotografiche senza specchio ad obiettivi intercambiabili.

Panasonic mirrorless Lumix G2

Perché il mercato europeo, e marcatamente quello italiano, delle mirrorless ad ottiche intercambiabili, chiamate anche EVIL, è così ridotto? Durante un incontro che la Panasonic Italia ha organizzato con la stampa specializzata e i blogger del settore, il product manager responsabile delle Lumix, Tullio Parrella, ha avviato un interessante dibattito su quello che è uno degli argomenti caldi del settore fotografico semi-pro e amatoriale: le macchine fotografiche senza specchio ad obiettivi intercambiabili.

Il quesito è interessante, e i commenti e le conclusioni che ne sono scaturiti ci permettono di mettere a fuoco (è proprio il caso di dirlo) il comportamento del fotografo medio italiano, con particolare riferimento a questo “nuovo” segmento delle fotocamere compatte ad ottiche intercambiabili. La Panasonic è stata una pioniera in questo campo facendo, col sistema quattro terzi prima, e micro quattro terzi poi, da rompighiaccio per le case che hanno seguito il percorso (come Olympus, Sony e ora anche Samsung), per cui la sede italiana della multinazionale nipponica è sembrata particolarmente adatta allo scopo di analizzare questo particolare mercato.

Di aspetti  che rendono difficile l’affermazione del segmento ne sono emersi molti, forse fin troppi. Il primo, e più evidente, è senz’altro la mancanza di un nome definitivo, preciso e positivo che caratterizzi la categoria. “Mirrorless” dà l’idea di qualcosa di negativo, in quanto il termine inglese less viene associato a qualcosa che viene meno o che manca.

Peggio ancora risulta l’altro termine utilizzato per indicare questo segmento: l’acronimo EVIL (Electronic Viewfinder Interchangeable Lens – Ottiche intercambiabili con mirino elettronico) che in inglese significa male come sostantivo, e malvagio o dannoso come aggettivo.

La mancanza di un nome implica anche la difficoltà ad inserire questo settore in una categoria ben precisa: se voglio informazioni su una macchina ad ottiche intercambiabili, che testo cercherò tramite Google? Che sezione di un forum specializzato consulterò? Quale tag di un blog tecnico dovrei considerare?

Situazione ancora peggiore, se possibile, nel caso di interesse all’acquisto; nei siti di commercio online la categoria “mirrorless” è inesistente quasi del tutto, confusa tra le altre due macrocategorie adiacenti: compatte e reflex. Nei negozi reali e nei megastore la difficoltà resta, se escludiamo i negozi di fotografia specializzati: è molto difficile individuare i prodotti negli scomparti o avere informazioni adeguate dai commessi.

Il dibattito è proseguito considerando altri due aspetti, tra loro correlati, molto importanti che avrebbero dovuto caratterizzare le mirrorless: pesi ed ingombri. L’idea è prendere il meglio dalle due categorie principali, la portabilità delle compatte e l’intercambiabilità ottica delle reflex, e unirle in questo nuovo paradigma; questa possibilità viene resa possibile grazie all’eliminazione dello specchio necessario al mirino ottico. Escludendo questo meccanismo è possibile ridurre sensibilmente lo spessore dei corpi macchina, e parallelamente la taglia ridotta dei sensori CCD richiede ottiche molto meno ingombranti dei rispettivi obiettivi reflex. Ma resta il dubbio che avere un corpo macchina mirrorless, con tutti gli obiettivi e aggiuntivi ottici necessari, sia davvero un risparmio di peso e di ingombri rispetto alla rispettiva apparecchiatura reflex, considerando la qualità superiore di queste ultime. In altre parole: alla domanda se sia davvero conveniente il risparmio di volume rispetto alla perdita di qualità, la risposta sembra essere che il gioco non valga la candela.

Discorso perfettamente analogo, con stesse domande e dubbi, può essere fatto se si considera l’aspetto dei prezzi. Il paragone è improponibile se confronta una compatta media (non bridge o superzoom) con una mirrorless, visto che un utilizzo medio di quest’ultima richiede almeno un paio di ottiche.

Pertanto corpo macchina medio, più due ottiche aggiuntive per uso generico, fanno lievitare il prezzo a quasi un ordine di grandezza in più rispetto alle “punta e scatta”. Nel nostro esempio, quindi, si raggiunge una fascia di prezzo che include tranquillamente una reflex entry-level o amatoriale con almeno un’ottica intermedia, per cui anche il risparmio di prezzo sembra insignificante.

In definitiva: perchè scegliere una mirrorless quando è possibile avere qualità superiore con una reflex scontando solo un impercettibile aumento di ingombri e maggiorazione di prezzo poco significativa?

Queste le considerazioni su aspetti effettivi delle mirrorless, ma è d’obbligo analizzare anche il comportamento dei clienti (domanda) e delle case produttrici (offerta). In primo luogo, a proposito di qualità, è emerso che nel campo fotografico, dove è importante seguire le rigide leggi dell’ottica, i possibili acquirenti top potrebbero percepire le ridotte misure del corpo e degli obiettivi come uno svantaggio. Infatti la miniaturizzazione, a differenza dei dispositivi elettronici, nel campo ottico viene percepita come un aspetto negativo, in quanto la luce deve seguire determinati percorsi, e la luminosità è direttamente proporzionale al diametro delle ottiche. Dal lato opposto i produttori di apparecchiature e ottiche EVIL vengono incolpate di non condurre campagne pubblicitarie o informative adeguate, per cui i vantaggi di queste particolari macchine fotografiche restano oscure ai possibili acquirenti.

Un altro fattore limitante, soprattutto agli occhi dell’utenza esperta, è la mancanza di una standardizzazione negli innesti delle ottiche, e degli scarsi accessori forniti dalle case. Rispetto alle reflex, che sono “sistema”, cioè cambiando un corpo è possibile mantenere per intero il proprio parco ottiche e accessori, le mirrorless hanno un’offerta estremamente disomogenea, dove ogni marca propone i propri prodotti, spesso incompatibili con quelli delle altre aziende costruttrici. Quindi resta il dubbio: dopo aver completato un’apparecchiatura, se in futuro si desidera cambiare solo il corpo, cosa succederà al resto degli aggiuntivi e delle ottiche?

La sensazione è che questo mercato, oltre ad essere oggetto di disinformazione e pregiudizi dei potenziali acquirenti, non è nato in maniera naturale come una domanda con conseguente offerta, ma al contrario sembra essere stato creato artificialmente da alcuni produttori, e spesso è considerato solo come estensioni degli altri due, cioè una evoluzione delle compatte o una semplificazione delle reflex. L’anello di congiunzione o, se vogliamo, il vuoto tra le macchine professionali a mirino ottico e le piccole punta e scatta è colmato abbastanza bene da una categoria presente da anni, forse dagli albori della fotografia digitale, e cioè le bridge.

A costi molto abbordabili offrono qualità soddisfacente, obiettivi multiuso, accessoristica adeguata, portabilità e leggerezza, e infine possono spaziare dall’automatismo totale alla messa a punto manuale su molti aspetti.

Un professionista, o utente avanzato, con una propria attrezzatura completa, difficilmente effettuerà un “downgrade” verso le mirrorless, dovendo ricreare da zero tutta l’apparecchiatura; men che meno utilizzerà una EVIL come macchina di scorta, di prova o di emergenza.

Inoltre un utente abituato alle reflex, saprebbe fare a meno del mirino ottico con tutte le conseguenze che ne derivano? È vero che si risparmia spazio, peso e denaro, ma si perde anche tanto, ad iniziare da una veloce messa a fuoco automatica. Infatti i modelli che utilizzano mirini elettronici perdono la possibilità dell’ autofocus a valutazione di fase, che serve nel focheggiamento di soggetti scuri o in movimento, ma utilizzano quello a valutazione di contrasto, che è preciso ma molto più lento.

Nei modelli che non posseggono mirino elettronico l’unica possibilità di inquadratura è attraverso lo schermo LCD, che oltre a rendere difficoltoso scattare in alcune condizioni (ad esempio con forte luce diurna diretta), tende a surriscaldare i componenti elettronici della macchina, compreso il sensore CCD, che a causa dell’alta temperatura tende ad aggiungere del rumore alle foto in fase di acquisizione, con un certo decadimento della qualità. Ulteriore conseguenza di questo esteso utilizzo continuo di schermi o mirini elettronici è un elevato consumo delle batterie, quindi una minore autonomia della fotocamera.

Pertanto una compatta superzoom o una bridge potrebbe essere una scelta preferibile, avendo come ulteriori vantaggi una ergonomia e modalità di impugnatura molto più simili alle reflex, rispetto alle mirrorless che in alcuni casi vanno adoperate in maniera scomoda e innaturale, con corpi sproporzionatamente piccoli rispetto agli obiettivi montati su di essi.

La conclusione è, quindi, che sono necessarie mosse strategiche e ben mirate per far sì che questo mercato si affermi, soprattutto in Italia, dove è ulteriormente necessario che l’utenza sia ben informata sui pregi delle compatte ad ottiche intercambiabili. I produttori dovrebbero perciò fugare i dubbi e i pregiudizi che i potenziali acquirenti nutrono nei confronti di queste macchine, e modificare l’offerta in modo da rendere appetibili questi prodotti, ad esempio individuando dei campi in cui questi possono eccellere, come il video full HD o le foto 3D, e la standardizzazione degli innesti.

Anche un miglioramento dell’ergonomia dei corpi e della proporzione tra questi e le relative ottiche non sarebbe una cattiva idea, e in questo senso la Panasonic G2 e la Samsung NX11 sembrano aver imboccato una buona strada per far prendere il volo alle vendite delle mirrorless. Infatti nel mercato italiano, come sottolineato dallo stesso Product Manager Lumix, queste rappresentano soltanto il 5% delle vendite sul totale delle macchine ad ottica intercambiabile, mentre in altri Paesi questa percentuale è nettamente superiore: in Giappone sfiora addirittura il 30%.

Però nel nostro Belpaese c’è la ghiotta opportunità di sfruttare un particolare mercato, emergente e in forte crescita, che considera la leggerezza della attrezzatura, le opportunità artistiche dei diversi obiettivi intercambiabili e la possibilità di impostazioni manuali come aspetti determinanti e preferibili rispetto agli altri: le donne. Pertanto per le fotoamatrici evolute e le semi-professioniste le mirrorless potrebbero rappresentare la scelta perfetta.

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