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Duke Nukem Forever

Il fascino non ha età

Duke Nukem Forever è uscito da qualche mese dopo anni di attese e rinvii. E’ stato criticato per la grafica obsoleta, ma è comunque un titolo che vale la pena giocare.

Duke Nukem Forever

La travagliata storia di Duke Nukem Forever, titolo atteso da tutta una generazione di videogiocatori per oltre 13 anni è ormai nota e non abbiamo intenzione di star qui a frullarvi gli zebedei raccontandovela ancora una volta, perchè siamo sicuri che ormai la conoscano anche i sassi e soprattutto perché adesso è tempo di parlare del gioco, che oramai da qualche mese, nel bene e nel male, è divenuto una realtà.

Tuffiamoci quindi a capofitto nel gioco, stando attenti a guardarlo nell’ottica giusta ed evitando di farci travolgere da facili entusiasmi o, dall’altro lato, di sprofondare nel baratro delle più profonde delusioni.

Sottolineo per dovere di cronaca che il sottoscritto ha amato profondamente Duke Nukem 3D, titolo che, dal giorno in cui uscì, lasciò una traccia profonda ed indelebile nella storia degli FPS per tantissimi motivi: fu un gioco coraggioso, irriverente, politicamente scorretto, cinico, ironico, ma si distinse anche per il gameplay ed un level design altrettanto coraggiosi e rivoluzionari.

La presentazione di Duke Nukem Forever è essenziale ma efficace, ci cala in una sorta di dejavu del primo capitolo, oltre che nello spirito del gioco. Una volta impugnato il mouse ed iniziato a giocare, arriva la prima nota dolente rappresentata dal motore grafico che, purtroppo, è rimasto esattamente quello visto nella demo e non ha subito successivi miglioramenti.

Ci troviamo infatti di fronte a texture di scarsa qualità, a modellazioni poligonali antiquate e ad animazioni poco curate: insomma, un gioco di qualche annetto fa.

Ma questa non è una sorpresa, difficilmente sarebbe potuto essere diverso da così, visto lo sviluppo spalmato su così tanti anni.

GearBox si è ovviamente impegnata a fare qualche ritocchino qua e là e a cercare una messa a punto per un motore grafico che ha diversi anni sulle spalle. Quasi inutile sottolineare che questo problema, su un PC di fascia medio-alta risulta meno grave e scoraggiante rispetto alle versioni console.

Passando al gameplay, giocare a Duke Nukem Forever è come mettersi alla guida di una bella muscle car americana di qualche anno fa: da un lato farà la felicità dei nostalgici e degli appassionati del genere, dall’altro farà scendere dalla macchina con la faccia nauseata i nuovi giocatori ed in particolar modo quelli che non subiscono il fascino del cambio manuale, della trazione posteriore e delle sospensioni difficili da gestire.

I comandi sono semplici, così come l’interfaccia di gioco, la giocabilità è tutt’altro che complessa, data anche la scarsa IA dei nemici.

La semplicità la fa da padrona anche per quanto riguarda il level design, estremamente lineare: c’è sempre e solo una via percorribile, riducendo a zero il rischio di perdersi e di sbagliare.

Sono scelte che condizionano fortemente il titolo, ma anche in questo caso, si tratta di un modo di fare videogioco che ben si sposa con i tempi di concepimento di Duke Nukem Forever), che si discosta per certi versi da quanto proposto dal mercato attuale degli FPS e che sicuramente farà storcere il naso a molti e fare la felicità di qualche hardcore gamer al tempo stesso.

Su tali caratteristiche “vintage”, vanno però ad affiancarsi altre features che strizzano l’occhio ad abitudini decisamente più moderne, come la barra dell’energia (che non poteva che chiamarsi EGO) che si ricarica automaticamente se si rimane per un certo periodo di tempo senza essere colpiti (e che può essere aumentata grazie al completamento di alcune azioni particolari e minigiochi), o la possibilità di trasportare solo due armi alla volta (tra l’altro non proprio originalissime).

A tutto questo vanno a sommarsi alcune idee davvero divertenti e coerenti col personaggio del Duca, varianti del gameplay di cui sopra, come il poter giocare al flipper, pilotare e manovrare una macchina radiocomandata, guidare un kart e tante altre cosucce simpatiche (che non vi sveliamo per non rovinarvi la sorpresa), che danno quel tocco di diversificazione e creatività in più che oggi, in tutta onestà, sembra essere totalmente assente in tante produzioni moderne.

Come non parlare poi delle continue autocitazioni, situazioni spassose, ironiche, irriverenti e politicamente scorrette che pervadono tutto il gioco? C’è la Duke Carverna, c’è il museo del Duca, ogni ragazza stravede per lui, ogni marmocchio vuole un suo autografo, insomma in Duke Nukem Forever, il Duca (giustamente) non è secondo nemmeno a Cuck Norris!!!

Anche questo però è una lama a doppio taglio: se da un lato il tutto differenzia totalmente questo gioco da tutti gli altri, dall’altro, in alcuni casi si scivola verso il cattivo gusto, anche rispetto a Duke Nukem 3D,  dove, pur essendo presenti tutti questi elementi, questi si fermavano un attimo prima di degenerare.

Una nota di merito riguarda il sonoro: la colonna sonora è di valore assoluto, il doppiaggio in italiano risulta essere fatto discretamente bene, ma il mio suggerimento è (soprattutto per chi ha giocato Duke Nukem 3D) di giocarlo in inglese, dato che la voce originale del duca ti rimane dentro e può regalare qualche emozione in più.

IN CONCLUSIONE

Giudicare un titolo come Duke Nukem Forever non è affatto facile.

Da una parte dobbiamo dire che gli anni sulle spalle si vedono ovviamente tutti, ma è proprio questo che rappresenta croce e delizia di questo titolo. Motore grafico datato, gameplay vintage, tante trovate originali, esilaranti, irriverenti e politicamente scorrette, che se in alcuni casi rischiano di scadere nel cattivo gusto più totale, di fatto regalano a questo titolo una personalità tale da renderlo unico sul panorama degli FPS attuali.

Con queste premesse, ritengo che dare un voto a Duke Nukem Forever sia come esprimere un giudizio su una bella donna, non più giovanissima, con qualche inevitabile ruga e qualche difetto e col suo inconfondibile carattere…  ma non si è sempre detto che sono proprio le nostre imperfezioni a renderci unici e inimitabili?

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