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F.E.A.R. 3, la paura continua

Il survival horror cambia stile

Lo stile di F.E.A.R. 3 si discosta per alcune caratteristiche dai capitoli precedenti sacrificando un po’ l’atmosfera paurosa che ne ha fatto uno dei migliori survival horror.

F.E.A.R. 3

La serie F.E.A.R. è stata sempre caratterizzata da continui ed evidenti riferimenti all’horror japan-style. Basta guardare Alma per rendersene conto: i suoi lunghi capelli neri ed il suo aspetto macilento e inquietante, sono un chiaro riferimento agli yurei, i noti fantasmi della tradizione nipponica.

Ugualmente, le numerose scene nelle quali la tensione veniva costruita attorno alla percezione da parte del giocatore della presenza di Alma, rappresentano un altro elemento tipico della sceneggiatura horror giapponese (ma anche di qualsiasi horror ben confezionato, direi…) dove, con gran maestria, si sfrutta l’instabile situazione psico-emotiva dello spettatore, per infondere paura proprio grazie a ciò che non viene mostrato in maniera esplicita.

I survival horror di matrice occidentale viaggiano invece in una direzione diametralmente opposta, basandosi quindi su apparizioni spaventose sostenute da un ritmo elevato (Dead Space, per fare un nome). Sin dai primi trailer di F.E.A.R. 3 visti sul web, si è avuta l’impressione che ci fosse stata una rottura con la linea orientale, in favore di una linea più action e meno psicologica.

Ovvio che a farne le spese sia stata proprio l’atmosfera paurosa che regnava sovrana intorno al giocatore. F.E.A.R. 3 inizia nove mesi dopo le vicende vissute nei due capitoli precedenti. Alma è ancora libera e i sui poteri paranormali crescono a dismisura, tanto da riuscire a fondersi concretamente col mondo reale in maniera devastante.

Il redivivo Paxton Fettel (F.E.A.R.) libera il fratello, protagonista del primo F.E.A.R., nonché di questo terzo episodio, l’Apripista, che si trova imprigionato all’interno di una prigione dell’Armacham. I due, legati da un potente rapporto psichico fraterno, formeranno la coppia che tenterà di fermare (o salvare) la madre, Alma Wade.

La narrazione scioglierà molti degli interessanti nodi legati alla fitta trama dei capitoli precedenti, grazie anche alla ricomparsa di vecchie conoscenze. Per rendere il prosieguo della storia più coinvolgente, sono state inserire delle cut scene in computer grafica fra i vari intervalli, ed è stato fatto un lavoro notevole sulla caratterizzazione dei personaggi, Paxton Fettel che acquista un buon carisma e un protagonista finalmente dotato di un volto (anche se manca ancora la voce…). Nonostante la sceneggiatura risulti più godibile e meno anonima, quello che purtroppo manca in maniera tangibile, è la sensazione di paura, mouse alla mano, il che non è proprio un fattore di poco conto per un gioco che della paura ha intriso addirittura il titolo.

L’ambientazione di certo non aiuta nel creare paura e terrore. La maggior parte delle situazioni di gioco, si svolgono infatti all’aperto, di giorno e in ambienti spaziosi. Ad essere sinceri fino in fondo, qualche sezione spaventosa non manca, ma il tutto è troppo fugace, discontinuo e prevedibile, soprattutto se paragonato all’incessante atmosfera claustrofobica vissuta in F.E.A.R. e F.E.A.R. 2.

La stessa Alma si vede solo in rare occasioni, ma sembra una controfigura priva dell’appeal inquietante e misterioso che l’ha resa uno dei personaggi più famosi all’interno del mondo videoludico. A testimonianza dell’inversione di rotta, il ritmo di gioco, lento e ansiogeno che caratterizzava la serie è stato sostituito da un incedere veloce e incalzante, che pare più adatto a un FPS tipo Call of Duty più che a un survival horror, ed è dunque inevitabile che l’adrenalina che scorra in corpo sia più dovuta alle pistolettate da shooter in prima persona che non all’atmosfera pregna di terrore da horror.

Detto ciò, è doveroso sottolineare che F.E.A.R. 3 è un ottimo sparatutto in soggettiva e, valutarlo quindi in quest’ottica, ci impone un giudizio positivo. Il restyling si nota sin dai primi livelli: oltre all’efficacissimo bullet time, il feeling con le armi è molto più immediato e regala buone sensazioni. Non ci sono più i medipacks, ma la vita si ricarica automaticamente, come nella maggior parte degli FPS in prima persona dell’attuale generazione.

Ottima la possibilità di sfruttare, anche in F.E.A.R. 3, le cosiddette coperture dinamiche, molto simili a quelle già viste e apprezzate in Crysis 2. Riparandosi dietro di esse, sarà possibile rimanere protetti sparando di lato o sopra alle coperture, ma anche spostarsi e saltare da una all’altra in maniera pressoché immediata. In queste fasi, l’ottimo motore fisico Havok svolge il suo ruolo in maniera più che egregia, rendendo distruttibili le coperture ed il ritmo di gioco ne guadagna in velocità.

Purtroppo, i livelli estremamente lineari rendono l’utilizzo di questi elementi più un obbligo che non una precisa scelta strategica. Una volta completati gli otto intervalli con il protagonista principale, sarà possibile ripeterli vestendo i panni del fratello, Paxton Fettel, attraverso il quale sicuramente troverete motivo di esaltazione e di rinnovato gusto nella sfida, resa, in una certa misura, concettualmente diversa, principalmente grazie ai poteri paranormali di cui dispone.

Fettel potrà prendere il controllo dei suoi nemici, sparare raffiche energetiche, oppure sollevare in aria i malcapitati di turno. L’inedito stile di combattimento proposto da Fettel, aggiunge quindi gusto alla campagna di F.E.A.R. 3, la quale è potenzialmente in grado di raddoppiare le ore di gioco in single player.

Uno dei fattori che hanno snaturato fortemente il brand è senza ombra di dubbio l’introduzione della modalità cooperativa (sia online che in locale), la cui presenza ha condizionato fortemente la strutturazione dei livelli. Anche se i fan più accaniti della serie storceranno il naso, la modalità si rivela molto divertente e la notevole diversità di gameplay tra i due protagonisti, permette ai giocatori di imbastire manovre d’attacco abbastanza fantasiose e originali.

E’ presente anche un segnapunti, che contribuisce ad elevare sensibilmente il coinvolgimento nella sfida fra i partecipanti. E’ abbastanza scontato che, ancor più che nella campagna single player, nella co-op la sensazione di paura è quasi totalmente assente.

Il multiplayer online è abbastanza generoso: si avvale di quattro tipi di sfida originali e divertenti e che, insieme alla cooperativa, contribuiranno ad aumentare di molte ore la longevità del titolo confezionato dai ragazzi di Monolith.

  • Nella modalità “Fottuta Corsa”, quattro giocatori dovranno cooperare per scampare da una nube tossica che li sta per travolgere, mentre nel frattempo saranno ostacolati dalle squadre dell’Armacham.
  • La seconda modalità, denominata “Contrazioni”, si presenta in maniera analoga alla classica Orda, con un team da quattro giocatori all’interno di una mappa molto piccola, in cui vengono rigettati costantemente ondate di abomini da sterminare.
  • “Re delle anime” è una sorta di deathmatch a squadre in cui i quattro sfidanti, che si presenteranno inizialmente sotto forma di spiriti, possono “possedere” corpi di soldati controllati dalla CPU, attraverso i quali potranno suonarsele di santa ragione: più anime raccogli e più il punteggio sale.
  • In “Anima Sopravvissuta” solo un giocatore incarnerà il ruolo dello spirito, cercando di eliminare gli altri tre entrando nel corpo dei soldati presenti nello scenario.

Per quanto concerne l’aspetto grafico, pur senza raggiungere i livelli di un Crysis 2, F.E.A.R. 3 si difende in maniera egregia. Sia all’interno degli edifici che negli ambienti più piccoli, i dettagli sono discreti, mentre la qualità si abbassa un po’ nelle situazioni di gioco all’aperto e con una maggiore profondità di campo.

Gli effetti particellari del fumo sono ben realizzati, mentre il resto dell’effettistica è un po’ al di sotto delle aspettative. Come detto in precedenza, l’engine fisico Havok si comporta in maniera ottimale: oltre alla distruttibilità degli scenari, sfodera piccole chicche dal buon impatto visivo, come i brandelli di carta svolazzanti o la buona gestione dei vapori.

Per quanto concerne il comparto audio, la soundtrack è in tema, piacevole e fa la sua parte per contribuire ad aumentare il coinvolgimento, mentre alla lunga si rivelano un po’ ripetitivi i suoni campionati che avrebbero lo scopo di far paura, ma si limitano a qualche verso poco ispirato da qualche horror B-Movie. Il doppiaggio in lingua inglese, in particolare la voce di Paxton Fettel, è di buon livello.

Pur offrendo, nel complesso, un pacchetto vario e ricco di contenuti, tra cui una modalità cooperativa originale e divertente, gli sviluppatori di F.E.A.R. 3 hanno (volutamente?) trascurato la pietra miliare su cui si è sempre basato il brand, e da cui non avrebbero dovuto prescindere: la paura. La mancanza delle tipiche atmosfere che hanno contraddistinto i primi due episodi e un level desing da FPS bellico più che da survival horror, hanno inevitabilmente ridotto ai minimi storici e in certe fasi all’assenza totale, la sensazione di tensione e paura costante tipicamente trasmessa da questa serie.

È comunque doveroso sottolineare che, seppur fortemente diverso rispetto ai suoi predecessori, F.E.A.R. 3 resta un ottimo sparatutto in prima persona. Per questo motivo ci sentiamo di sconsigliarlo a chi cerca un survival horror, ma di consigliarlo a tutti quelli che sono alla ricerca di un FPS diverso dai soliti Call of Duty.

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